SIBO e intolleranze alimentari: un legame stretto e bidirezionale
- iannacconesitoweb
- 24 feb
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Il rapporto tra SIBO e intolleranze alimentari è molto più profondo di quanto si pensi. Non si tratta semplicemente di due condizioni che coesistono: spesso una alimenta l’altra, creando un circolo vizioso difficile da interrompere senza una diagnosi accurata.
Quando la SIBO è presente da tempo, l’eccesso di batteri danneggia l’orletto a spazzola della mucosa intestinale, dove risiedono gli enzimi che ci permettono di digerire correttamente zuccheri come lattosio e fruttosio. È così che nascono intolleranze “acquisite”: non perché il corpo non produca più enzimi, ma perché la mucosa è infiammata e non riesce a svolgere il suo lavoro. Il lattosio diventa difficile da digerire, il fruttosio rimane nel lume intestinale e fermenta, e alcuni batteri producono istamina o inibiscono l’enzima DAO, generando sintomi sistemici dopo l’assunzione di cibi ricchi di istamina.
Ma il legame funziona anche al contrario. Un’intolleranza non riconosciuta — come la celiachia non trattata o una maldigestione cronica — può alterare la motilità intestinale e lasciare residui alimentari non assorbiti, che diventano nutrimento per i batteri. In questo modo, l’intolleranza stessa apre la strada alla SIBO.
Un aspetto clinico molto importante è quello dei “falsi positivi”: pazienti convinti di avere molte intolleranze, quando in realtà il problema principale è la fermentazione precoce causata dalla SIBO. In questi casi, trattare la sovracrescita batterica porta spesso a una regressione spontanea delle presunte intolleranze.
Infine, è utile distinguere tra SIBO a prevalenza di idrogeno — tipicamente associata a diarrea — e quella a prevalenza di metano, oggi definita IMO, che rallenta la motilità e causa stipsi ostinata. Il metano agisce come un vero e proprio “freno” intestinale, creando un circolo vizioso difficile da spezzare senza un trattamento mirato





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