La glicemia

La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue che, in soggetti sani a digiuno, varia fra i 70 e i 110mg/dl; valori fra 100 e 125 dovrebbero indurre il soggetto ad approfondimenti e revisione del suo stile di vita; valori superiori a 126 sono considerati probabili sintomi di diabete. Il glucosio può essere sintetizzato nel corpo a partire da proteine e lipidi contenuti negli alimenti o può essere assunto con il cibo. La glicemia resta costante durante tutta la giornata ad opera di omoni fra cui l'insulina, prodotta dal pancreas con effetto ipoglicemizzante. Si distinguono il diabete di tipo 1 o giovanile o insulinodipendente, il diabete di tipo 2 , il diabete gestazionale e una forma detta insipido, malattia rara caratterizzata da poliuria e sete ma per alterazione della produzione, secrezione, attività della vasopressina. Il tipo1 ,giovanile riguarda il 10%dei casi e si sviluppa dall'infanzia o adolescenza; è una malattia autoimmune caratterizzata da irreversibile danno delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina ; i sintomi sono poliuria, sete, fame eccessiva, dimagrimento improvviso e immotivato. Il diabete di tipo 2 interessa il 90% dei casi e colpisce prevalentemente soggetti di oltre 40 anni in sovrappeso o obesi; all'esordio è asintomatico e questa è la ragione per cui la diagnosi è generalmente tardiva. L'aumento della glicemia si registra per deficit della secrezione di insulina e/o per ridotta capacità di alcuni organi di rispondere all'insulina e, rimanendo alta la glicemia, ne verrà prodotta altra fino a quando si verificherà un progressivo esaurimento delle cellule pancreatiche. Il tipo gestazionale è caratterizzato da una aumentata resistenza all'insulina conseguente alle fisiologiche modificazione ormonali della gravidanza, familiarità, obesità e tende a presentarsi dopo la ventiquattresima settimana con frequenza pari al 6%; fra le complicanze più diffuse ,ricordiamo la macrosomia cioè feto alla nascita con peso superiore ai 4-4,5 kg, diabete materno nel post-partum, ipertensione,. Il diabete di tipo 2 ,al contrario di quello di tipo 1, generalmente, non prevede una terapia a base di insulina ,ma una corretta alimentazione associata alla attività fisica ( importantissima perchè favorisce il consumo di glucosio nei muscoli e abbassa la glicemia) e ,se non dovesse bastare, l'uso di ipoglicemizzanti orali. Una corretta gestione del diabete 1 ,attraverso il controllo della emoglobina glicata (andamento della glicemia nelle 6-8 settimane precedenti al prelievo ematico) e l'autocontrollo domiciliare, permettono la prevenzione di importanti complicanze a carico dei reni(nefropatia diabetica),sistema nervoso (neuropatia, piede diabetico ), sistema neurovegetativo(incontinenza, diarrea, coronaropatie e vasculopatie cerebrali),occhi (retinopatie ).La costante valutazione della glicemia, insieme alla dieta bilanciata con controllo quali-quantitativo dei carboidrati assunti permettono di aggiustare il dosaggio dell'insulina somministrabile oggi perfino con microinfusori che ne erogano quantità costanti nelle 24 ore oltre alle dosi ai pasti. Le complicanze del diabete di tipo 2 sono a carico degli occhi (retinopatia, cataratta, glaucoma), sistema nervoso( disfunzione erettile, neuropatie ),insufficienza renale, malattie cardiovascolari e ictus. Alcune situazioni definite "pre-diabete " o meglio intolleranza glucidica indicano un elevato rischio di sviluppare la malattia e la prevenzione gioca un ruolo importantissimo : si basa sempre sulla corretta alimentazione, attività fisica costante, mantenimento del peso forma, abolizione del fumo. In ogni caso è da sfatare il mito per cui i carboidrati sono nemici dei diabetici; il 45-60% delle calorie assunte in un giorno devono derivare da carboidrati ma meno del 15% da quelli semplici: bisogna preferire quelli a basso indice glicemico e integrali, ricchi di fibra che ,rallentando l'assorbimento degli zuccheri, giocano un ruolo positivo sul picco glicemico provocato dai carboidrati ;bisogna ridurre quelli semplici presenti nello zucchero, marmellata ,in alcuni frutti, bevande dolci ,latte e yogurt; il 20-35% deve derivare dai grassi preferendo olio extravergine, pesce ,riducendo quelli di origine animale, formaggi, olio di cocco e di palma. Le proteine devono rappresentare il 10-15 % del fabbisogno calorico totale di provenienza animale(carni ,pesce, latticini )e vegetale (legumi fra cui soia e cereali). Fondamentali risultano le fibre per il loro effetto saziante, perchè migliorano la flora intestinale e riducono il picco glicemico. E' consigliato anche ridurre il sale e alimenti conservati come scatolame e salumi. L'indice glicemico è la velocità con cui un alimento fa aumentare la glicemia e ,ricordando che l'indice glicemico di un pasto è la somma degli indici glicemici dei singoli componenti ,attenzione sempre ai dolci e all'alcol.

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